Triage reporter di guerra

“Solo i morti hanno visto la fine della guerra” – (Platone)

E’ la frase che appare nel finale del film, Triage, reporter di guerra, me lo sono visto e devo dire che si tratta di una bella storia, che al contrario di quanto si possa credere, non tocca solo argomenti di guerra, ma amicizia e famiglia.
Si tratta della storia di due fotoreporter e amici Mark e David, ognuno dei quali ha un approccio diverso con la fotografia di guerra, Mark infatti è piu temerario, ed è alla ricerca della foto della vita, mentre David è molto piu cauto, anche per via del fatto che in Irlanda, ha una moglie che sta per dare alla luce suo figlio.
Entrambi si trovano a documentare un ospedale da campo ricavato da una grotta, dove in condizioni disumane vengono portati i soccorsi, eseguite amputazioni e per i casi senza speranza sono distribuiti nastri colorati, il blu, è per quei pazienti che verranno uccisi con un colpo alla testa, dallo stesso dottore.
Ad un certo punto, dopo un aspro combattimento David decide di tornare a casa, e i due amici si separano, poco prima che Mark venga ferito dallo scoppio ravvicinato di una granata.
Rimessosi, fa ritorno alla sua vita e dalla sua fidanzata, ma i fantasmi di quanto è successo, non gli danno tregua, e lo portano ad un repentino peggioramento tanto da essere ricoverato in ospedale, e a chiedere aiuto a psicologi, uno dei quali, sarà l’anziano nonno di Helena, la sua fidanzata, che riuscira a fare riemergere tutti i dettagli della vicenda…
Un film crudo, a tratti, ma che merita di essere visto, davvero bellissimo, ve lo consiglio.
Su screenweek trovate una piccola video-recensione, che spiega tutto alla perfezione.
triage@screenweek
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