Campioni

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Way back home

Spettacolare bike riding di Danny MacAskill


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Antonio Conte è tornato alla Juventus, questa volta per guidarla non dal campo, ma dalla panchina: è lui il nuovo allenatore. Conte ha firmato un contratto biennale che lo legherà alla società bianconera sino al 30 giugno 2013.
Un vincente. E’ questa, in estrema sintesi, la miglior definizione per Antonio Conte. Perché la sua è una carriera costellata di successi, prima come giocatore, poi sulla panchina.

I primi sono tutti legati a doppio filo con la maglia bianconera, che veste dal 1991 quando viene acquistato dal Lecce. L’esordio a Torino avviene il 17 novembre di quell’anno, in un derby vinto per 1-0. Quasi un segno premonitore per uno come lui, che rappresenterà perfettamente l’incarnazione dello spirito con cui affrontare le stracittadine.

Alla Juventus vive tutta la sua carriera da giocatore.13 stagioni, nelle quali mette insieme un palmares imponente: una Coppa Intercontinentale, una Champions League, una Supercoppa europea, una Coppa Uefa, cinque scudetti, una Coppa Italia e quattro Supercoppe italiane.

44 i gol realizzati nelle 419 presenze in bianconero, in ognuna delle quali Conte mostra un carattere e una grinta fuori dal comune. Qualità che lo rendono l’idolo dei tifosi e il trascinatore della squadra, di cui sarà capitano e leader. E la leadership, l’innata capacità di guidare un gruppo, sta anche alla base della sua brillante carriera di allenatore, iniziata a Siena, come vice di De Canio, e proseguita da “comandante in capo” ad Arezzo, Bari, Bergamo e ancora a Siena, nell’ultima stagione.

Proprio la sua seconda esperienza nella città del Palio, e prima ancora quella in Puglia, sono da catalogare alla voce capolavori: in entrambi i casi Conte centra due promozioni strameritate, non solo per l’anticipo con cui le ottiene, ma anche per il bel gioco espresso. Le sue squadre sono votate a un calcio offensivo, ma non lezioso, spettacolare, ma anche tremendamente efficace. Corsa, agonismo, grinta, sono il credo del Conte allenatore. Guarda caso, quelle stesse qualità che ne hanno fatto uno dei bianconeri più vincenti di sempre.


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Una lodevole iniziativa per raccogliere fondi, che saranno devoluti alla Croce Rossa Giapponese, quella lanciata da Alex Del Piero dal suo sito, acquistando la maglietta al prezzo di 15 euro + spese postali, si può fare qualcosa di concreto, per un popolo colpito da una sciagura senza precedenti. Si può acquistare dal sito ale10friendsforjapan.org, aderite numerosi!

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A 36 anni e dopo una gloriosa carriera con 602 partite in ben 19 stagioni, Gary Neville, terzino del Manchester United, ha deciso di dare l’addio al calcio e per l’ultima partita ha scelto di affrontare la Juventus, ossia l’avversario piu importante della sua carriera.

“Alcuni dei nostri più grandi ricordi e delle nostre più grandi lezioni sono legati alla Juve. Loro ci hanno aiutato a diventare la squadra che ha vinto la Champions League nel 1999, abbiamo avuto grandi insegnamenti dalla Juve negli anni precedenti. Sono stati un passaggio fondamentale nella nostra curva di apprendimento. La prima esperienza a Torino è stata una vera lezione: abbiamo perso 1-0 nel 1996 ma avremmo potuto prenderne cinque e non riuscimmo a fare neanche un tiro in porta nel corso di tutta la partita”.


Il difensore ha poi continuato:

“Per la prima volta quella sera a Torino siamo usciti dal campo con la consapevolezza di essere stati battuti da una squadra migliore. L’anno dopo ci siamo vendicati battendoli 3-2 all’Old Trafford. All’inizio eravamo inferiori, loro erano di gran lunga la miglior squadra d’Europa, per noi era vitale migliorare contro di loro. Dopo la prima sconfitta a Torino è iniziata la nostra crescita, per noi giocare contro la Juve era un modo per vedere a che punto erano arrivati i nostri progressi. Poi lentamente siamo arrivati al loro livello, fino al 1999, anno in cui forse siamo stati anche superiori”.

Gary Neville conserva dei bellissimi ricordi legati alle sfide contro i bianconeri e contro i giocatori che indossavano quella maglia all’epoca:

“In quegli anni c’era un gruppo di ragazzini che sarebbe cresciuto enormemente, avevano tutti 21 anni. C’erano Del Piero, Zidane, Boksic, Vieri, Conte e Deschamps. Mi piaceva giocare con loro, quando penso alla Juve, penso ad un grande club. Ricordo che i loro giocatori erano molto modesti e umili alla fine delle partite, ti stringevano sempre la mano, scambiavano le magliette ed erano persone molto simpatiche. Ma sul campo erano potenti e aggressivi”.

La partita si svolgerà il 24 maggio all’ Old Trafford.
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Sono 36 anni, (purtroppo) per Alessandro Del Piero, un grande uomo sia dentro che fuori dal campo, altre parole sono superflue…


Tanti Auguri Capitano!
alessandrodelpiero.it
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Dopo 10 stagioni alla Juventus, se ne va David Trezeguet, uno dei migliori attaccanti del mondo.
Anche se l’ho spesso criticato per il rendimento in alcune partite, devo dire che mi dispiace, e mi mancherà, mi mancheranno i suoi goal, mi mancherà persino sua madre, con l’immancabile striscione “vamos David!”.

Alessandro Del Piero dal suo sito lo saluta cosi

Caro David,

è arrivato il momento di dirsi ciao. Ho perso il conto delle stagioni che abbiamo giocato insieme e dei gol che abbiamo fatto. Di sicuro, siamo la coppia che ne ha segnati di più nella storia della Juventus, più di Charles e Sivori – due immensi campioni – e questo lo sai bene è un grande orgoglio per entrambi.

Quante formazioni in questi anni finivano così: Del Piero e Trezeguet, Trezeguet e Del Piero. Quante vittorie, quante delusioni (per fortuna, molte meno delle soddisfazioni che ci siamo tolti), quanti abbracci: non c’è altro compagno con cui io abbia giocato di più.

Diciassette gol all’anno di media, come il tuo numero di maglia: questo basta per dire che bomber sei. Ma per me che ho giocato al tuo fianco, non c’è bisogno di numeri. Ritengo sia stato un onore fare coppia in campo con uno dei più grandi attaccanti del mondo, in assoluto.

Adesso le nostre strade si dividono, nel calcio succede. Ti saluterò nello spogliatoio, ma mi fa piacere farlo anche pubblicamente: in bocca al lupo per la tua nuova avventura. Avremo tanti bei ricordi da condividere, la prossima volta che ci vedremo.

Arrivederci, David.

E poteva forse mancare il video con i migliori goal?


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Milos Krasic è della Juventus, acquistato per 15 milioni di euro, pagabili in 3 anni.
Un ottimo centrocampista esterno destro, con una facilità di corsa e progressione a dir poco impressionanti…

Il suo arrivo in bianconero è quasi un segno del destino, visto che Milos è nato il 1 novembre, la stessa data della fondazione della Juventus. È il 1984, la città è Kosovska Mitrovica, uno dei principali centri del Kosovo settentrionale. Krasic muove i primi passi da calciatore nella squadra locali, il Rodar Kosovska Mitrovica e ci mette poco a farsi notare: nel 1999, quando ancora deve compiere 15 anni, passa al Vojvodina Novi Sad, formazione nella quale, agli inizi della carriera, hanno militato altri nomi noti a livello internazionale, come Vujadin Boskov e Sinisa Mihajlovic.
A Novi Sad, Krasic rimane per quattro stagioni e arriva a indossare la fascia di capitano, prima di trasferirsi, nel gennaio del 2004, al CSKA Mosca. In Russia il suo talento esplode in maniera definitiva e il suo palmares si arricchisce di prestigiosi successi: in cinque anni e mezzo Milos mette in bacheca una Coppa Uefa, due campionati, quattro Coppe e altrettante Supercoppe di Russia.

La sua capacità di inserimento, l’abilità nei cross, il destro preciso e la vena realizzativa sono le doti che gli valgono, nel 2009, il premio come miglior giocatore serbo dell’anno e che lo portano a vestire la maglia della Nazionale. Prima quella dell’Under 21, con cui, nel 2004, raggiunge la finale dei Campionati Europei, persa contro l’Italia, e partecipa alle Olimpiadi di Atene, poi quella della Nazionale maggiore, dove recita un ruolo da protagonista soprattutto nelle qualificazioni ai recenti Mondiali sudafricani, andando in gol nelle sfide contro Lituania e Austria.


juventus.com
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