analogica

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Parafrasando una canzone di Fabrizio De Andrè, c’è ancora chi, in ambito fotografico, si muove contro ogni logica di mercato, che è sempre piu rivolto al digitale, e alla corsa a chi ha piu megapixel, o all’ultimo modello ultratecnologico e costoso di fotocamera.
Sto parlando di Kodak e al recente lancio sulmercato di una nuova pellicola da 100 iso, la Ektar100, che promette una grana ultrafine, richhezza di dettagli e colori sgargianti (cose che promettono tutti del resto).

Consigliata per:

  • fotografia naturalistica
  • fotografia di viaggi
  • fotografia in esterni
  • fotografia di moda
  • fotografia pubblicita

Devo ammettere che la cosa mi fa piacere, (visto il mio recente interessamento al mondo della pellicola) che ci sia ancora qualcuno che crede nella pellicola e nell’analogico, e spero che il mercato gli dia ragione.
Non mancherò di provarla.
Sul sito ufficiale si trovano tutte le informazioni e i dati tecnici relativi a codesta pellicola

Kodak Ektar100
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Cinque ragioni per amare la fotografia tradizionale, su pellicola.

1 Aiuta la mente

e si evita di rivedere la foto appena scattata come si vede fare spesso, sopratutto se si usano fotocamere antiche, senza esposimetro, si è portati a ragionare sulla coppia tempi/diaframma rischiando altrimenti di vanificare tutto e di sprecare pellicola (e soldi) inutilmente.
Tiene quindi in allenamento la mente

2 Limite di scatto

A meno di non avere qualche scorta di rullini, si hanno in genere 36 scatti e naturalmente si cerca di esporli e di trarne il massimo profitto, in temine di risultato.
Anche se su 36 fotogrammi, di veramente buoni se ne dovrebbero salvare quando va bene 2 o tre, in caso contrario, molto probabilmente c’è un’errata valutazione delle foto da parte vostra, per vari motivi, ad esempio emozionali.
In pratica è praticamente impossibile ricavare 36 pose eccezionali da un rullino, nemmeno i grandi maestri ne sono in grado.
Con il digitale si tende a fare piu scatti di una stessa scena, mentre in analogico generalmente si tende a farne solo uno, max due, ecco quindi che risulta importante non sbagliare tempi e tutto il resto (ecco allora l’importanza del punto1).

3 Elementi casuali.

Sopratutto se si fotografa con le cosiddette “toy cam” come le holga e simili, si resta sempre o quasi sorpresi da elementi inaspettati che caratterizzano le foto, come ad esempio, dominanti di colore, vignettatura, o flare (riflessi di luce)

4 Bianco e nero realistico

Specie con fotocamere e obiettivi di prestigio, come Leica ad esempio si possono ottenere scale tonali di incomparabile bellezza, anche se il digitale ormai ci si avvicina molto, la pellicola mantiene ancora un certo fascino

5 il fattore romantico

Una cosa che spesso fa sentire sorpassati per non dire vecchi, infatti sono sempre piu i giovani propensi alle nuove tecnologie e al futuro anche in campo fotografico.
Vuoi mettere il buon vecchio rumore “clack” dell’otturatore che scatta? cosa che va sempre piu scomparendo, tanto che in alcune digitali viene riprodotto acusticamente, per i nostalgici…

Per concludere, posso solo dire che le cose che mi hanno portato a questo mio innamoramento per la fotografia analogica, sono il fatto di pensare prima di scattare, a diversi fattori, tempi, otturatore, distanza, e diverse altre cose.
Tutti fattori che in macchine piu moderne sono sopperite ad esempio da autofocus velocissimi che tolgono quasi ogni manualità al fotografo, al quale non resta che il compito di premere il pulsante di scatto.
Tutte comodità, è innegabile, ma che tolgono la soddisfazione di creare un qualcosa di unico come una bella foto.
Con questo voglio dire che non sono diventato nemico del digitale, anzi tutt’altro, non sono come certi puristi che lo evitano come la peste, sono semplicemente attratto da questo tipo di fotografia.

Ad ogni modo sono al mio terzo rullino che scatto con la mia voigtlander, ma non ho ricavato ancora un bel nulla, il primo si è rotto irrimediabilmente in riavvoglimento, il secondo non so per quale motivo non è riuscito nulla forse per infiltrazioni di luce, il terzo si è rotto di nuovo…

Ancora qualche tentativo e se non riesco prendo la macchinetta e la uso come un bellissimo fermacarte.

Molto liberamente tradotto da questo post.
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Mi sa che la febbre per la fotografia analogica mi ha colpito, e non mi passa.
In tempi in cui il digitale sta andando fortissimo, io sto facendo il percorso inverso, ovvero ho iniziato a fotografare nel 2003 con una canon g5, per poi farmi prendere la mano dall’analogico, rispolverando la mia vecchia voigtlander vito II, anche se devo dire a tutt’oggi con scarsi risultati.
Sto infatti valutando, o piu precisamente sbavando, per una Leica M3 con obiettivo summilux 50/1.4 una accoppiata da piu o meno 1800 euro (usata) cosa che mi frena e non poco.
Per una macchina vintage meccanica a telemetro, che a seconda del numero di matricola, va dagli anni 1954 al 1970 all’incirca.
Una cosa che mi alletta parecchio, è la nitidezza delle foto, e lo sfocato, davvero bellissimi, inoltre c’è da considerare che tale obiettivo, con un anello adattatore apposito, può venire montato su altre reflex, anche digitali, con ottimi risultati.
Non a caso Leica è un marchio preferito da grandissimi fotografi, che vanno da Henry Cartier Bresson, o anche il nostro Gianni Berengo Gardin, anche se mi rendo perfettamente conto che se l’abito non fa il monaco, non vedo come una macchina, benchè ottima, faccia il fotografo.
Su ebay si possono trovare occasioni da 600 euro all’incirca, (solo corpo) ma considerando che si tratta di usato, e che ci sono in giro diverse copie, non mi fido molto, anzi quasi per nulla.
Va anche detto che, sono macchine che durano praticamente per sempre, e probabilmente passeranno ai posteri, oppure nel caso in cui ce se ne voglia disfare, hanno sempre un mercato.
Con un sospiro malinconico, concludo dicendo che per adesso mi accontento della voigtlander cercando di tirare fuori qualche scatto degno di nota, poi vedremo dopo le ferie, (magari la febbre svanisce).
Vedremo.
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