scuola

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Una grande interpretazione di Oliviero Malaspina nell’album Faber amico fragile, di questo brano di De Andrè.
Un album che un riascolto molto volentieri in questi giorni.

“Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi
solo i sogni che non fanno svegliare”.

“Sì. Vostro Onore, ma li voglio più grandi.”

“C’è lì un posto, lo ha lasciato tuo padre.
Non dovrai che restare sul ponte
e guardare le altre navi passare
le più piccole dirigile al fiume
e più grandi sanno già dove andare.”

Così son diventato mio padre
ucciso in un sogno precedente
il tribunale mi ha dato fiducia
assoluzione e delitto lo stesso movente.

E ora Berto, figlio della Lavandaia,
compagno di scuola, preferisce imparare
a contare sulle antenne dei grilli
non usa mai bolle di sapone per giocare;
seppelliva sua madre in un cimitero di lavatrici
avvolta in un lenzuolo quasi come gli eroi;
si fermò un attimo per suggerire a Dio
di continuare a farsi i fatti suoi
e scappò via con la paura di arrugginire
il giornale di ieri lo dà morto arrugginito,
i becchini ne raccolgono spesso
fra la gente che si lascia piovere addosso.

Ho investito il denaro e gli affetti
banca e famiglia danno rendite sicure,
con mia moglie si discute l’amore
ci sono distanze, non ci sono paure,
ma ogni notte lei mi si arrende più tardi
vengono uomini, ce n’è uno più magro,
ha una valigia e due passaporti,
lei ha gli occhi di una donna che pago.

Commissario io ti pago per questo,
lei ha gli occhi di una donna che è mia,
l’uomo magro ha le mani occupate,
una valigia di ciondoli, un foglio di via.

Non ha più la faccia del suo primo hashish
è il mio ultimo figlio, il meno voluto,
ha pochi stracci dove inciampare
non gli importa d’alzarsi, neppure quando è caduto:
e i miei alibi prendono fuoco
il Guttuso ancora da autenticare
adesso le fiamme mi avvolgono il letto
questi i sogni che non fanno svegliare.

Vostro Onore, sei un figlio di troia,
mi sveglio ancora e mi sveglio sudato,
ora aspettami fuori dal sogno
ci vedremo davvero,
io ricomincio da capo.

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Credevo che le barzellette su ebrei e campi di concentramento non le raccontasse più nessuno, eccetto gli antisemiti, i neonazisti, o gli imbecilli patentati, o gente che non ha mai superato la prova di ammissione alla scuola radio elettra. Ero convinto che nel mondo normale non ci fosse più nessuno che avesse il coraggio di raccontare storielle di quel genere.

Ma avevo sottovalutato Berlusconi…

Roberto Cotroneo

Leggi l’articolo su Repubblica.it

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Ecco l’ultima sparata di quel cialtrone di Brunetta…

(ANSA) – ROMA, 25 GEN – Secondo il ministro Brunetta, entro un anno gran parte delle famiglie potra’ ricevere a casa e vedere online la pagella dei figli. Il ministro della Pubblica amministrazione sostiene che ‘il programma e-government del governo parla del 2012, ma la pagella elettronica arrivera’ prima. Cio’ non toglie che bisognera’ continuare ad avere rapporti diretti con la scuola e gli insegnanti’. Altra novita’: la scuola potra’ mandare un sms alle famiglie quando i figli sono assenti.

Ora, sinceramente, credo che avere la possibilità di consultare i voti dei propri figli direttamente online sia una cosa positiva, ma allo stesso modo, non vedo perchè non si possa consultare il registro delle assenze?
CHE CAZZO DI BISOGNO CI SAREBBE DI AVVERTIRE VIA SMS?
L’ennesima cialtronata di questi 4 pagliacci che stanno al governo…
Povera Patria
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Da una notizia ansa, riguardo i 120 milioni di euro offerti per kakà…

(ANSA) – ROMA, 16 GEN – I 120 milioni che vale il cartellino di Kaka’ per il Manchester City e’ la stessa quota del fondo per la scuola nella Finanziaria 2009.Somma inoltre inserita dopo le proteste sui tagli sollevate dalle scuole paritarie. Poi, ancora, i gol di Kaka’ valgono un quarto delle risorse che lo Stato spendera’ in social card per i meno abbienti (a regime 450 milioni), e la cifra di 120 milioni vale sei volte la dotazione che il decreto anti-crisi destina agli affitti per famiglie in difficolta’.

E poi parlano di crisi…
Meditate gente, meditate
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Ora ditemi voi se quello stronzo non sta facendo concorrenza sleale, verso Sky, per fare in modo di attirare clienti verso il suo merdaset digitale terrestre…
E’ una cosa semplicemente inammissibile oltre che estremamente scorretta.
Ma perchè la crisi la dobbiamo pagare noi?
Parlo ovviamente da abbonato Sky, ma come mai non si sente piu il benchè minimo accenno alla lotta all’evasione fiscale?
Per quale motivo cercano di raggranellare qualche soldo attraverso i tagli alla scuola pubblica?
E’ ora di dire basta a tutto questo!

Nel pacchetto anticrisi varato ieri dal governo c’è anche la sorpresa pay-tv. Vale a dire il raddoppio dell’Iva sugli abbonati. Decisione che da infuriare la tv di Murdoch, leader in Italia nel settore. Con tanto di nota ufficiale dell’amministratore delegato di Sky Italia Tom Mockridge.

Che schifo, spero che questo governo di merda cada al piu presto e che li mettano tutti in galera, che sarebbe il posto piu indicato…

repubblica.it
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Renzo Bossi, figlio secondogenito di Umberto Bossi, ci riprova, dopo essere stato bocciato a luglio all’esame di maturità, per la seconda volta, e dopo aver fatto ricorso al Tar.
Ieri ha ripetuto la prova orale, al termine della quale ha scherzato dicendo “questa volta ho portato una tesina in fisica, niente politica” ma guarda caso è stato nuovamente bocciato…
A nulla sono servite le spinte grazie al papi, ma questo mi sa che nemmeno con l’aiuto del pubblico da casa lo promuovono.
Che pirla…

(ANSA) – TRADATE (VARESE), 29 NOV – ‘Esito negativo’ per la prova orale-bis dell’esame di maturita’ scientifica di Renzo Bossi, figlio del leader della Lega. La bocciatura, dopo la ripetizione dell’esame che ebbe gia’ esito negativo in luglio, e’ stata formalizzata oggi nell’albo del Collegio Arcivescovile Bentivoglio di Tradate, dove Renzo ieri ha ripetuto da privatista la parte orale dell’esame. Bossi jr non si e’ presentato a guardare il tabellone e la scuola ha avvisato per telefono la famiglia.

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Infiltrati fascisti nel corteo di piazza Navona, con il consenso delle forze dell’ordine.
E ora di dire BASTA
Riporto di seguito l’articolo di Curzio Maltese apparso su Repubblica

AVEVA l’aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c’era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. “Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane” sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un’onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.

Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano “Duce, duce”. “La scuola è bonificata”. Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent’anni, ma quello che ha l’aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un’altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell’università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. “Basta, basta, andiamo dalla polizia!” dicono le professoresse.

Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. “Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!” protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: “E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!”. Il funzionario urla: “Impara l’educazione, bambina!”. La professoressa incalza: “Fate il vostro mestiere, fermate i violenti”. Risposta del funzionario: “Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra”. C’è un’insurrezione del drappello: “Di sinistra? Con le svastiche?”. La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: “Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un’azione di violenza da parte dei miei studenti. C’è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c’entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire”.

Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: “Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra”. Monica, studentessa di Roma Tre: “Ma l’hanno appena sentito tutti! Chi crede d’essere, Berlusconi?”. “Lo vede come rispondono?” mi dice Laura, di Economia. “Vogliono fare passare l’equazione studenti uguali facinorosi di sinistra”. La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: “Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov’è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l’avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto”.

Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. “È contento, eh?” gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno (…) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all’ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì”.

È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un’azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. “Lei dove va?”. Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: “Non li abbiamo notati”.

Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: “Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!”. L’altro risponde: “Allora si va in piazza a proteggere i nostri?”. “Sì, ma non subito”. Passa il vice questore: “Poche chiacchiere, giù le visiere!”. Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.

Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s’affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l’assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s’avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell’Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.

A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all’occupazione, s’aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. “Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l’idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo”.
(30 ottobre 2008)

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Non ho piu parole per descrivere o meglio, ne avrei ma per insultare questo governo di buffoni.

Cioè fatemi capire, si tagliano i fondi per la scuola e le università e si erogano “buoni vacanze” per le famiglie meno abbienti?
Ditemi che sto sognando vi prego…

E’ divenuto esecutivo, a seguito del parere favorevole della Corte dei Conti, il decreto varato dal sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio con delega al turismo, Michela Vittoria Brambilla.

Il decreto stabilisce l’erogazione di “buoni vacanze” da destinare alle famiglie disagiate. Il contributo statale verrà erogato in proporzione al reddito ed al numero dei componenti del nucleo familiare. I parametri saranno i seguenti:

1- per l’unità singola il bonus dello Stato sarà, per un tetto di spesa non superiore a 500 euro, del
45, 30 e 20 per cento per redditi che non superino rispettivamente i 10, 15 e 20 mila euro l’anno.
2-per due unità familiari, il contributo avrà identiche proporzioni ma per redditi fino a 25 mila euro e
per un tetto massimo di spesa di 785 euro.
3- per tre unità familiari il bonus, per redditi non superiori a 30 mila euro l’anno, sarà calcolato su un
totale di spesa di 1020 euro.
4- Per le famiglie composte infine da quattro o più unità e con reddito complessivo fino a 35 mila euro
il contributo potrà incidere, sempre nelle stesse proporzioni, su un tetto massimo di spesa di 1230
euro.

Continua…
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