piazza

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Non ci credete, ecco un paio di foto che mostrano piazza S. Giovanni alle 17,40 di oggi.
In altre parole era 4 gatti, ma scommettiamo che aumenteranno miracolosamente fino ad arrivare a milioni di persone?

Piovono rane

E tutto questo, nonostante sui giornali di oggi, si parli anche di biglietti della metro già pagati per il popolo blu, che con strabordante amore, avrà testimoniato il suo odio per tutto quanto è altro da loro, “antropologicamente diverso”.
Qualcuno a ragione disse: “E’ la feccia che risale il pozzo…”
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Via Craxi

E allora facciamola questa piazza: Piazza Bettino Craxi.
Sotto il nome, però, come in tutte le targhe, scriviamoci anche quel che era: “politico, corrotto, latitante”.

Oppure, “se proprio dovete intitolargli una Via che sia un tangenziale, almeno per assonanza (con tangenti) ci ricordiamo il personaggio” (Cit. marco Travaglio).

Che paese di merda…
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Ma se il nano presidente del Consiglio, ha affermato tempo fa qualcosa come “ci vorrebbe un poliziotto per ogni bella ragazza che c’è in giro”, mi chiedo quanti ne servirebbero se si decidesse di buttarsi in massa dentro una fontana, dal momento che ce ne sono voluti 8, no dico OTTO poliziotti per fermare un tipo che voleva fare il bagno nudo nella fontana di San Pietro…
Manco fosse un criminale o il peggiore dei terroristi.

ROMA – Un uomo, completamente nudo, ha tentato di tuffarsi in una delle fontane in piazza San Pietro, a Roma, davanti a centinaia di turisti e cittadini che, in occasione della sera di Natale, stavano guardando il presepe nella piazza di fronte alla Basilica. Dopo qualche minuto l’uomo è stato bloccato dagli agenti in servizio sotto il colonnato. Il giovane ha tentato di divincolarsi e per tenerlo fermo sono dovuti intervenire otto poliziotti. Una volta bloccato, l’uomo è stato portavo via.
ansa.it

mah…
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Non sono un fanatico di Twitter, anzi diciamo che lo detesto abbastanza, ma per tutti gli adepti, ecco un piccolo trucchetto che vi invito a provare, sia che usiate linux che MacOSX.
Basta semplicemente aprire una console ed immettere i seguenti comandi:

# curl -u username:password -d status=”Tweeting from the Linux command line” http://twitter.com/statuses/update.xml > /dev/null

Ovviamente le voci username e password andranno rimpiazzate con le proprie…
Provatelo e ditemi se funziona…
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Calendari

Un paio di segnalazioni riguardo a calendari, la prima riguarda il calendario 2009 di Greenpeace, che non è gratuito, ma occorre divenire sostenitori con la somma di 15 euro.
Le fotografie sono spettacolari!

“Standing up of the Earth” è il calendario 2009 a marchio Greenpeace, stampato su carta riciclata sbiancata senza cloro. Ogni mese dell’anno è accompagnato da meravigliose immagini del nostro Pianeta. Il Pianeta cheda anni Greenpeace difende promuovendo un futuro verde e di pace.

Per ordinare il calendario contatta il nostro servizio sostenitori all’indirizzo email serviziosostenitori@greenpeace.it o telefonicamente al numero 06.68136061 int. 223. Il pagamento può essere effettuato con carta di credito, oppure con bollettino postale tramite donazione sul nostro c/c 67951004 (causale ‘Calendario 2009’) e inviandoci copia della  ricevuta del versamento all’indirizzo: Servizio sostenitori – Greenpeace Onlus Piazza Dell’Enciclopedia Italiana 50 00186 Roma, oppure al numero di fax: 06.45439793.

Il prezzo è di € 15,00.

La seconda segnalazione, riguarda sopratutto appassionati di fotografia di alto livello, è infatti uscito il calendario 2009 di Leicapassion scaricabile gratuitamente al sito dopo essersi registrati.

Ovviamente in giro per la rete, visto il periodo, se ne troveranno a quintali, e se avrò occasione di scovarne qualcuno interessante, non mancherò di segnalarvelo, restate sintonizzati quindi!
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Infiltrati fascisti nel corteo di piazza Navona, con il consenso delle forze dell’ordine.
E ora di dire BASTA
Riporto di seguito l’articolo di Curzio Maltese apparso su Repubblica

AVEVA l’aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c’era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. “Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane” sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un’onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.

Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano “Duce, duce”. “La scuola è bonificata”. Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent’anni, ma quello che ha l’aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un’altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell’università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. “Basta, basta, andiamo dalla polizia!” dicono le professoresse.

Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. “Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!” protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: “E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!”. Il funzionario urla: “Impara l’educazione, bambina!”. La professoressa incalza: “Fate il vostro mestiere, fermate i violenti”. Risposta del funzionario: “Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra”. C’è un’insurrezione del drappello: “Di sinistra? Con le svastiche?”. La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: “Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un’azione di violenza da parte dei miei studenti. C’è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c’entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire”.

Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: “Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra”. Monica, studentessa di Roma Tre: “Ma l’hanno appena sentito tutti! Chi crede d’essere, Berlusconi?”. “Lo vede come rispondono?” mi dice Laura, di Economia. “Vogliono fare passare l’equazione studenti uguali facinorosi di sinistra”. La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: “Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov’è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l’avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto”.

Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. “È contento, eh?” gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno (…) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all’ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì”.

È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un’azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. “Lei dove va?”. Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: “Non li abbiamo notati”.

Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: “Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!”. L’altro risponde: “Allora si va in piazza a proteggere i nostri?”. “Sì, ma non subito”. Passa il vice questore: “Poche chiacchiere, giù le visiere!”. Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.

Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s’affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l’assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s’avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell’Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.

A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all’occupazione, s’aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. “Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l’idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo”.
(30 ottobre 2008)

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Occupazione come strumento di protesta, no, di violenza secondo Berlusconi, oppure per altri versi, “subire in silenzio”
Ecco allora riemergere gli spettri del pestaggio della Diaz a Genova, ecco allora che probabilmente a qualcuno sarà finalmente chiaro il vero significato per il quale è stato messo l’esercito per le strade…
Credetemi questo governo, e il capo in primis, è una metastasi della democrazia, sono pericolosi per la nostra libertà di pensiero, libertà di esprimere il dissenso verso i tagli della Gelmini, e le altre minchiate che stanno facendo, ci stanno letteralmente rovinando.
E come non ricordare a proposito di numeri di partecipanti alle manifestazioni, quando il nano di merda annunciava dall’alto dei suoi tacchi, la grandissima cazzata dei 2 milioni in piazza S.Giovanni a Roma?


Ho un sogno, vedere al piu presto in galera questi mafiosi piduisti, credono di poter fare quello che vogliono, facendo i conti senza l’oste, ossia il popolo, la piazza.
Un insulto alla democrazia, e a tutti gli italiani onesti

Mi ha colpito una frase dal blog di Daniele Luttazzi

Una scuola autoritaria prepara a una società autoritaria.

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